• Più si cura l'acqua, più sicuri tutti. Con il tuo contributo
    Più si cura l'acqua, più sicuri tutti. Con il tuo contributo

    Il nuovo tributo di bonifica

    Maggiori info
  • la Toscana dei fiumi e dell'ambiente
    la Toscana dei fiumi e dell'ambiente
    Maggiori info
  • EMERGENZA PIOGGIA?
    EMERGENZA PIOGGIA?

    I consorzi di bonifica ci sono!

    Maggiori info
  • Agricoltura e bonifica
    Agricoltura e bonifica

    I Consorzi da sempre a fianco degli agricoltori

    Maggiori info
  • la cura dei corsi d'acqua
    la cura dei corsi d'acqua

    un lavoro costante per la sicurezza idraulica

    Maggiori info
  • Amici della natura
    Amici della natura

    i consorzi di bonifica a difesa dell'ambiente

    Maggiori info

Convegno De RossiFirenze, 5 novembre 2018 – Il punto di vista dei Consorzi di Bonifica nell’ambito della vigilanza delle dighe: coniugare il risparmio della risorsa con l’adozione di nuove tecnologie, recuperare e creare nuovi invasi per la laminazione delle piene e la distribuzione dell’acqua nei momenti strategici. Su questo tema si è concentrato l’intervento di Lorenzo Cecchi de Rossi, direttore del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, nell’ambito del workshop “Presidio e vigilanza delle dighe” che si è tenuto a Roma lo scorso 19 ottobre. L’evento è stato organizzato dal Comitato nazionale italiano per le grandi digheConsiglio nazionale degli ingegneri in collaborazione con A2A, Alperia Enel Green Power, Cesi, Edison, Enas, Enel Green Power, Tirreno Power, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche, Ricerca sul sistema energetico – RSE.

L’intervento di De Rossi è partito con un dato significativo: 9,8 miliardi di euro all’anno è la stima delle risorse necessarie per far fronte ogni anno alle emergenze climatiche e alle criticità create da una gestione poco razionale della risorsa idrica: se da una parte infatti si registra una diminuzione delle piogge (-10% negli ultimi 65 anni), forte rialzo delle temperature medie, 14 casi di siccità grave dal 1973 ad oggi e 9 annate siccitose negli ultimi 15 anni; dall’altra si registrano eventi meteorici sempre più brevi, intensi e localizzati.

«In Italia paradossalmente piove molto – ha spiegato Cecchi De Rossi -. Ogni anno l’afflusso medio è pari a 300 miliardi di metri cubi d’acqua, di cui 110 rappresentano una potenziale risorsa: come è emerso dalla Conferenza Nazionale delle Acque, la metà potrebbe essere raccolta. Con il nostro attuale sistema di storage, composto da 542 grandi dighe e oltre 8.000 piccoli invasi, oggi siamo in grado di stoccare solo l’11% delle risorse disponibili. È necessario un cambio di passo rapido, per mettere in campo soluzioni efficaci».

In questo senso possono avere un ruolo strategico i Consorzi di Bonifica che attualmente sono 151, gestiscono 200 mila km di canaliservono una superficie di 3,3 milioni di ettari, portano l’acqua a 1.600.000 aziende agricolee gestiscono oltre 700 impianti idrovori. E in alcune regioni italiane vantano già una esperienza specifica, perché gestiscono 14 invasicon una capacità totale di circa 950 millimetri cubi. «Ma potrebbero fare ancora di più – ha detto Cecchi De Rossi -, coniugando prevenzione del rischio idrogeologico e stoccaggio della risorsa, per dare risposte in termini di sicurezza, occupazione, ricchezza, valorizzazione e conservazione dell’ambiente».

Per questo ANBI ha redatto un piano nazionale contro il rischio idrogeologico che prevede circa 3.700 interventiper un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro. Predisposto anche un Piano nazionale degli invasi che in 20 anniprevede, con un investimento di 20 miliardi di euro, la costruzione di circa 2.000 bacini (400 sono nella fase definitiva o esecutiva)in cui conservare l’acqua da mettere a disposizione dell’agricoltura e della comunità. 

Quindi i Consorzi di Bonifica possono avere un ruolo nell’attività di vigilanza, anche là dove già non si occupano direttamente della gestione delle dighe. «Essendo già presenti in modo capillare sul territorio nazionale – spiega Cecchi De Rossi -, la loro vigilanzapuò essere facilmente spesa anche sul controllo delle opere idrauliche di stoccaggio. Secondo, possono contribuire, come già fanno, alla progettazione di nuovi invasi sia a uso irriguo che plurimo; in piùoccupandosi della manutenzione dei corsi d’acqua, sono i partner ideali per un’attività di monitoraggio e sorveglianzaanche delle dighe. Infine i Consorzi hanno un’esperienza storica nella gestione degli impianti tecnologici di sollevamento dell’acqua: in Italia gestiscono 760 impianti idrovori22.900 tra briglie e sbarramenti per la laminazione delle piene.Quindi hanno professionalità che potrebbero occuparsi della sicurezza e della sorveglianza di invasi e dighe».

Tuttavia, perché queste potenzialità possano effettivamente esprimersi occorre una revisione sostanziale della normativa vigente che, fra le altre cose, deleghi ai Consorzi quelle competenzeche sulla carta non sono ancora riconosciute loro. Soprattutto sugli impianti di piccole e medie dimensioni. «La vera sfida per i Consorzi è quella di presentarsi come referenti per la vigilanza delle piccole e innumerevoli dighe di cui il nostro territorio dispone - ha detto Cecchi De Rossi - :di questi invasiutilizzati soprattutto ad uso irriguo e idropotabile, non esiste ancora un censimento nazionale ma il loro numero è notevole e deve essere tenuto in considerazione vista la loro capacità potenziale di invaso nell’ordine di circa 300 milioni di metri cubi». 

Credits