CB2 e Parco Foreste Casentinesi, firmato il protocollo per la manutenzione sostenibile della montagna

Obiettivo: coniugare sicurezza idraulica e tutela della biodiversità, trasformando le buone pratiche in un metodo di lavoro condiviso

La manutenzione dei corsi d’acqua fa un passo avanti: le esperienze maturate sul territorio diventano linee guida condivise e, da oggi, un impegno formalizzato tra istituzioni. È con la firma di un protocollo d’intesa tra il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che si conclude la seconda edizione di “Montagna in prima linea”,  ospitata al Casentino Tech Hub del Consorzio Resilia, a Poppi. L’accordo punta a dare concreta applicazione alle linee guida per la manutenzione sostenibile dei corsi d’acqua, sviluppate a partire dall’esperienza operativa dei due enti. Una collaborazione che mira a superare gli interventi standardizzati, promuovendo scelte calibrate sulle caratteristiche dei luoghi e capaci di tenere insieme prevenzione del rischio idraulico e salvaguardia degli ecosistemi.

Il messaggio al centro dell’incontro, intitolato “Difendere la montagna, costruire futuro”, è chiaro: la sicurezza del territorio e la tutela dell’ambiente non sono obiettivi contrapposti, ma esigenze da affrontare insieme, attraverso competenze tecniche, conoscenza dei corsi d’acqua e confronto tra chi opera quotidianamente sul campo. Non esiste una soluzione valida per ogni corso d’acqua. La presenza della vegetazione ripariale, le caratteristiche degli alvei, la fauna e le condizioni ambientali richiedono valutazioni puntuali e modalità di intervento adeguate ai singoli contesti. È su questa consapevolezza che si fondano le linee guida al centro del protocollo. L’obiettivo è consolidare un approccio alla manutenzione che consideri fin dalla programmazione sia le necessità di sicurezza idraulica sia gli equilibri naturali, valorizzando il patrimonio di conoscenze costruito attraverso il lavoro quotidiano.

Caso simbolo della giornata, la manutenzione del torrente Oia, dove il Consorzio ha ripristinato due opere idrauliche ponendo grande attenzione al rispetto della fauna, al recupero dei materiali e all’impiego di imprese locali altamente specializzate. Con la sottoscrizione dell’intesa, Consorzio e Parco rafforzano il percorso di collaborazione e si impegnano a trasformare le esperienze condivise in un riferimento operativo per la gestione sostenibile dei corsi d’acqua. Monitoraggio, vigilanza, individuazione delle criticità e programmazione degli interventi sono gli strumenti attraverso cui la manutenzione contribuisce a prevenire i rischi. Un’attività che in montagna assume un valore particolare, per la fragilità degli ambienti naturali e la complessità delle condizioni operative. Intervenire in modo efficace significa conoscere il territorio, stabilire le priorità e scegliere modalità di lavoro che rispondano alle esigenze idrauliche senza trascurare la biodiversità. La collaborazione tra enti diventa quindi fondamentale per mettere a sistema competenze diverse e individuare soluzioni sostenibili.

La seconda edizione di “Montagna in prima linea”, organizzata dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno, in collaborazione con Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, CNA Arezzo. Università di Firenze – Dagri, con il patrocinio di Regione Toscana, Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale e Centrale, nella cornice del contratto di fiume Casentino H2O, si inserisce nelle iniziative dedicate al sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966. Una ricorrenza che riporta al centro il valore della prevenzione e la necessità di investire con continuità nella cura del territorio. La manutenzione, oltre a contribuire alla sicurezza delle comunità, può sostenere la valorizzazione delle competenze locali e delle imprese che operano nelle aree montane, dove la presenza attiva sul territorio rappresenta una risorsa essenziale.

Il protocollo firmato a Poppi segna così il passaggio dalle buone pratiche a un impegno condiviso: utilizzare l’esperienza maturata sul campo per rendere la manutenzione più consapevole, coordinata e attenta agli equilibri ambientali. Perché difendere la montagna significa prevenire i rischi, preservarne il patrimonio naturale e costruire condizioni migliori per il futuro delle comunità che la abitano.

“La firma del protocollo fra Consorzio di bonifica Alto Valdarno e Parco Foreste Casentinesi per la manutenzione gentile dei corsi d’acqua nelle aree protette è un esempio di scelte, che invece mancano alla politica verso le aree montane, espressione di un possibile, nuovo modello di sviluppo, che andrebbe altresi valorizzato. Così in Italia si continuano a cementificare 26 ettari al giorno di territorio agricolo e si chiudono i servizi nelle zone alte, incentivando l’esodo ed abbandonando i territori all’avanzare del bosco che diventa un pericolo, quando è incontrollato”: è quanto afferma Massimo Gargano, direttore generale ANBI, intervenuto al convegno. E aggiunge: “Forti della riconosciuta efficienza recentemente dimostrata nella realizzazione di tutte le opere previste dal PNRR, i consorzi di bonifica sono pronti a mettere la loro esperienza a servizio della manutenzione  delle aree svantaggiate, così come già positivamente succede in Toscana” conclude il dg ANBI.

Per la seconda volta ospitiamo in Casentino “Montagna in prima linea”, l’approfondimento che Anbi nazionale ha promosso sul tema della montagna e delle aree interne – ha sottolineato Serena Stefani, presidente del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno -. Un evento che ci permette di riaffermare che nelle aree interne c’è tanto da dire e da esportare anche in tema di futuro e di innovazione. Da Poppi vogliamo ribadire che in Toscana e nelle aree interne il sistema della bonifica opera e lavora per il mantenimento in efficienza dei corsi d’acqua, per la manutenzione ordinaria sia nella gestione della vegetazione che nel mantenimento delle opere, cruciali per mantenere in sicurezza un territorio fragile come quello montano. Lo facciamo in maniera innovativa, con le passeggiate progettanti, buone pratiche che oggi raccontiamo e consegniamo come modello da esportare in altri territori».

«Gli obiettivi del protocollo riguardano il rispetto delle norme: da parte nostra nella manutenzione e nella difesa del suolo e da parte del parco per far verificare il rispetto dell’ambiente, della natura e del territorio – ha spiegato Tullio Marcelli, direttore del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno -. Le passeggiate progettanti, si configurano come una sorta di conferenza dei servizi a cielo aperto durante le quali, insieme, decidiamo come operare nell’ambito della difesa idraulica ma anche nel rispetto della natura, dell’ambiente, della fauna, dell’ecosistema, riutilizzando i materiali del territorio e soprattutto cercando di contemperare i vari interessi. Stiamo lavorando su beni pubblici, abbiamo entrambi interessi pubblici da mantenere e questo sistema rappresenta uno strumento straordinario che attraverso i tecnici dei due enti porta a un risultato unico in Italia che pensiamo di consegnare a livello nazionale perché venga replicato negli altri territori».

«La collaborazione con il Consorzio nasce con l’obiettivo di portare avanti all’interno del parco interventi in linea sia con le finalità, importantissime, della prevenzione del rischio idraulico e della pulizia dei corsi d’acqua, sia con la tutela dell’ambiente – ha spiegato Francesco Lucacci, presidente del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna -. È ovviamente interesse del parco che i corsi d’acqua che fanno parte del reticolo del Consorzio siano manutenuti nel miglior modo possibile, ma che, allo stesso modo sia garantita la tutela necessaria affinché l’ambiente non venga in qualche maniera compromesso da questi interventi».

“Il tema del rischio idrogeologico e della messa in sicurezza della montagna ci coinvolge da vicino perché può offrire alle nostre imprese nuovi sbocchi di lavoro alternativo all’edilizia tradizionale, ora che usciamo dal periodo dei bonus e del Pnrr – ha detto Giuseppe Gennaro presidente regionale Cna Costruzioni -. Con questo obiettivo abbiamo incentivato le imprese a formare le proprie maestranze per operare come realtà qualificate. Il problema è che le nostre, che sono piccole e medie realtà, hanno difficoltà ad accedere a bandi di entità importante, a meno di costituirsi in consorzi o reti. Per questo, da anni Cna è impegnata in una battaglia per lo spacchettamento degli appalti, per consentirci di gareggiare alle stesse possibilità delle grandi imprese e non uscirne penalizzati».

«Le linee guida presentate oggi sono il frutto di un percorso non banale, cominciato dallo scontro fra istituzioni ed enti con obiettivi diversi giunti poi a un compromesso grazie, a una strategia, quella del confronto sul luogo – ha detto Andrea Gennai, direttore del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna -. Ci siamo venuti incontro partendo dalle reciproche posizioni, chiarendoci, scambiandoci opinioni e abbiamo trovato un punto d’incontro sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista della sicurezza idraulica. In questo modo abbiamo trovato le soluzioni ai singoli problemi ma soprattutto definito un metodo perché poi la complessità è tale per cui ogni volta si rincomincia da zero. Il protocollo fissa proprio il modo di procedere insieme per trovare soluzioni di compromesso. Un’esperienza nata nel posto più protetto d’Italia che proponiamo al resto del territorio».

“Per rispondere alle crisi dovute ai cambiamenti climatici, ma anche al consumo di suolo nei bacini idrografici, soprattutto per avere benefici a valle, è importante trattenere e rallentare l’acqua – ha spiegato Federico Preti, professore all’Università di Firenze e presidente dell’Associazione italiana per l’ingegneria naturalistica -. Per farlo, non possiamo tagliare troppo la vegetazione lunghi i corsi d’acqua né abbandonare le opere di sistemazione idraulico-forestale fatte loro suo tempo e anche il reticolo idraulico minore ha un ruolo che non può essere dimenticato. Da questo punto di vista, la manutenzione del territorio che è fondamentale e che può anche dare dei vantaggi perché previene il dissesto, che io chiamo “idrogeoillogico”, ma mitiga anche gli effetti della siccità, deve essere fatta in una maniera che tutela anche l’ambiente, quindi garantendo tutti i servizi ecosistemici che possiamo avere da questo tipo d’interventi».

«Il bacino idrografico non conosce confini amministrativi: si possono realizzare opere strutturali importanti e garantire una costante manutenzione ordinaria sul reticolo di valle, ma senza un presidio adeguato a monte l’intero sistema perde di efficacia – ha detto Paolo Masetti, presidente di Anbi Toscana -. Questo confronto si inserisce in una cornice temporale particolare: fra pochi giorni ricorrono i 60 anni dall’alluvione dell’Arno, che ha profondamente cambiato la percezione sul rischio idraulico. Abbiamo fatto tanto in prevenzione strutturale e lavorato molto su quella non strutturale e sul sistema di protezione civile, ma dobbiamo comunque ricordare che l’emergenza certifica il limite o l’insufficienza della prevenzione. Ed è importante sottolineare che in questo contesto il ruolo della montagna è strategico: investire sulle aree montane e interne significa investire sull’intero territorio regionale.  I Consorzi di Bonifica confermano la piena disponibilità a lavorare al fianco delle Istituzioni, delle associazioni di categoria e delle comunità, con la consapevolezza che solo una visione di bacino condivisa e integrata può portare a una reale riduzione del rischio a beneficio di tutti».